Lingue Orientali

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Lingue Orientali2018-09-12T17:18:28+00:00
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Le tre lingue orientali più diffuse in Asia

L’Asia è una terra ricca di lingue splendide e complesse, che nel tempo hanno mantenuto un’aura misteriosa.

Da anni l’agenzia di traduzioni Soget Est guarda a Oriente con grande passione. Nel tempo abbiamo sviluppato competenze specifiche nella traduzione professionale da e verso le tre lingue orientali più diffuse in Asia: cinese, giapponese e arabo.

Grazie a questa breve guida potrai conoscere la loro storia, le principali caratteristiche linguistiche e gli aspetti che le rendono così affascinanti.

Lingua cinese: Tradizionale e Semplificato

Un po’ di storia

La lingua cinese è una delle più antiche forme di scrittura conosciute.

Il primo tentativo storico di analizzare la forma e la struttura della scrittura cinese, che in migliaia di anni ha subito varie trasformazioni, risale al 100 d.C. È in questa data, infatti, che il filologo Xu Shen terminò la compilazione del primo dizionario di lingua cinese, completo di 9.500 caratteri.

Verso la fine del XIX secolo è nato un movimento atto a semplificare la scrittura cinese.

Tra gli anni ’50 e gli anni ’60, il governo della Repubblica Popolare Cinese formulò una norma per la semplificazione della lingua, che portò a due sistemi paralleli: il cinese Semplificato e quello Tradizionale.

Attualmente la Repubblica Popolare e Singapore si avvalgono della scrittura Semplificata, mentre Taiwan e le altre comunità cinesi nel mondo utilizzano quella Tradizionale. In tutto, si stima che un quarto della popolazione mondiale utilizzi la lingua cinese.

Anche se si tende a pensare che ogni carattere cinese sia un’immagine semplificata di un oggetto o di un concetto, in realtà questa lingua è un complesso ibrido di ideogrammi, pittogrammi, elementi semantici e fonetici.

Andiamo a scoprirli nel dettaglio.

I caratteri

Tutti i caratteri cinesi sono stati classificati in 5 categorie principali:

1 Pittogrammi

I caratteri pittografici presenti sono sole poche centinaia. Una piccola percentuale, se rapportata alle decine di migliaia di caratteri della lingua cinese.

Tuttavia, il loro fascino rimane intatto. Questo perché discendono da antichi disegni di oggetti concreti di uso quotidiano, anche se la forma moderna è stata semplificata e standardizzata nel corso del tempo.

Nonostante siano quasi sempre rappresentazioni astratte, di norma è ancora possibile riconoscere in questi caratteri la traccia primitiva dell’elemento pittorico.

2 Ideogrammi

A differenza dei pittogrammi, che raffigurano oggetti concreti, gli ideogrammi rappresentano idee e concetti astratti.

Ad esempio, possono indicare concetti quali “sopra” e “sotto”, oppure numeri naturali come “tre” o “quattro”.

3 Ideogrammi Composti

Il significato di questi ideogrammi si ricava dalla combinazione delle parti che li costituiscono.

Ad esempio, l’ideogramma che indica la parola “onesto” è composto da due caratteri: uno che significa “uomo” e l’altro che significa “parola”. O ancora, l’ideogramma utilizzato per esprimere il verbo “sedersi” è formato dal carattere “uomo” posizionato sopra a quello che significa “terra”.

4 Caratteri a Prestito Fonetico

Veri e propri rebus, i caratteri a prestito fonetico conservano il valore fonetico di un carattere omofono, senza considerarne il significato. Per questo motivo è quasi sempre impossibile spiegarne l’etimologia.

5 Composti Ideofonetici

Questi composti, che rappresentano il 90% di tutti i caratteri cinesi, combinano gli elementi di due caratteri indipendenti: il significato di uno e la fonetica dell’altro.

Ad esempio, il carattere per “zucchero” combina la componente semantica che significa “cereale” con quella fonetica [tang] che, a sé stante, può indicare la dinastia Tang.

I composti ideofonetici permettono la continua creazione di nuovi segni.

Curiosità: come si compongono i caratteri cinesi?

I caratteri cinesi si compongono di 8 tratti (o radicali) fondamentali, che costituiscono la base per costruire tutti i caratteri complessi. I radicali riconosciuti nella classificazione moderna sono 214 e sono fondamentali nella collocazione delle parole nei dizionari della lingua cinese.

Ogni carattere è formato da uno o più tratti, disposti secondo una particolare sequenza. Indipendentemente dal numero dei tratti, ogni carattere deve rimanere all’interno di un riquadro invisibile.

Lingua giapponese

Un po’ di storia

La lingua giapponese si compone di caratteri Kanji, basati sui caratteri cinesi, e di due alfabeti sillabici detti Kana, che risalgono al IX secolo d.C. Tuttavia, le loro forme linguistiche e l’impiego furono fissati solo nel 1900.

Nonostante nella scrittura giapponese moderna si possano utilizzare separatamente i due sistemi, è comune fare un uso misto di Kana e Kanji. Alcuni ritengono che questo avvenga per ridurre le ambiguità della lingua scritta, dal momento che il giapponese è costituito in gran parte da parole omofone.

Nella natura sillabica dei Kana si riconosce la remota influenza della scrittura indiana, dovuta probabilmente alla diffusione del Buddismo indiano verso l’Estremo Oriente.

Le 3 forme grafiche

Il sistema di scrittura giapponese è costituito da tre differenti forme grafiche: il Kanji, l’Hiragana e il Katakana.

L’Hiragana e il Katakana sono sistemi sillabici e possono essere utilizzati come Furigana, ovvero brevi annotazioni simili a un carattere Kanji, per suggerire un significato o una pronuncia.

Alcuni includono nella scrittura giapponese anche la grafia latina Romaji, considerata indispensabile per avere un’istruzione completa.

Kanji

Sono circa 2000 i caratteri Kanji considerati essenziali nell’utilizzo corrente, nonostante il numero di caratteri esistenti sia notevolmente maggiore. In particolare, i caratteri per i nomi propri sono molto insoliti.

Il Kanji viene utilizzato per gli elementi semplici delle frasi come nomi, temi verbali e temi nominali. Le parole composte, invece, sono scritte con più segni Kanji.

Poiché le lingue giapponese e cinese differiscono tra loro in modo evidente da un punto di vista fonologico, l’utilizzo giapponese dei caratteri Kanji comporta l’ulteriore difficoltà di una duplice lettura per ogni segno.

Per esempio, un carattere può avere una lettura on (fonetica) che si basa sulla pronuncia cinese nel caso il segno sia un prestito. Oppure può avere una lettura kun (semantica), che si basa sul significato cinese trasportato in giapponese. Ovviamente non tutti i caratteri Kanji sono dei prestiti. Si stimano più di 150 segni Kanji coniati in giapponese, denominati kokuji.

Hiragana

Con un aspetto più circolare, l’Hiragana è un alfabeto sillabico costituito da 46 caratteri e alcuni segni diacritici.

Derivato originariamente dalle forme corsive del Kanji, l’Hiragana viene utilizzato per i morfemi (elementi) grammaticali di una frase, come i verbi ausiliari e gli affissi flessionali.

A parte nel caso dei libri per bambini, l’Hiragana non è solitamente utilizzato da solo nella lingua giapponese.

Katakana

Anche il Katakana, quello con l’aspetto più spigoloso dei due Kana, deriva dalle forme corsive del Kanji e può essere considerato parallelo all’Hiragana. Ciascun Kana, infatti, supporta differenti, ma equivalenti segni per gli stessi suoni.
Mentre l’Hiragana viene utilizzato per gli elementi grammaticali, il Katakana viene normalmente utilizzato per parole e nomi stranieri, espressioni onomatopeiche e per i telegrammi.

Lingua araba

Un po’ di storia

La lingua araba (al-ʿarabiyya o semplicemente ʿarabī) è di origine semitica. Comparsa per la prima volta in Arabia nord-occidentale nell’Età del Ferro, ora è la lingua franca del mondo arabo.

Nonostante le trasformazioni avvenute nel corso della storia, che l’hanno resa in apparenza molto diversa da quella latina, la scrittura araba deriva anch’essa dall’alfabeto fenicio.

Oltre a questo dato, un altro aspetto interessante che la riguarda e la rende più vicina alle lingue occidentali è la sua influenza sulla lingua italiana, avvenuta durante il Medioevo.

In questo periodo, infatti, numerose parole arabe entrarono nell’italiano comune, soprattutto nei settori in cui gli arabi eccellevano: navigazione, commercio, matematica e astronomia. In molti casi l’origine dei termini è storicamente dimostrabile e si può risalire con esattezza al periodo storico nel quale vennero adottati.

Ma quante persone parlano arabo oggi? E cosa si intende per popolazione araba?

Attualmente si stima che circa 422 milioni di persone parlino la lingua araba, un dato che la rende la quinta più parlata al mondo e una delle sei lingue ufficiali delle Nazioni Unite. Inoltre, l’arabo classico è la lingua liturgica di 1,7 miliardi di musulmani.

Per popolazione araba, invece, si intendono coloro che vivono nei territori compresi fra la Mesopotamia a est e i monti del Libano a ovest, nella Penisola Arabica e nel Nord Africa.

Oggi l’arabo si presenta diviso in vari dialetti, non sempre comprensibili a tutti. L’arabo classico, invece, è conosciuto come la lingua ufficiale dei media, delle pubblicazioni, dell’istruzione, della religione e dei rapporti internazionali.

Le caratteristiche principali

La lingua araba presenta una grammatica molto complessa ed è ricca di consonanti uvulari, spiranti e faringali che la rendono difficile da pronunciare, in particolare per gli europei. Nonostante questo, si è dimostrata una lingua molto adatta alla poesia.

Qui di seguito sono elencate le principali caratteristiche linguistiche dell’arabo:

  • La lingua araba si scrive e si legge da destra a sinistra.
  • Fanno eccezione i numeri, sia in caratteri occidentali che in caratteri tradizionali, che si scrivono da sinistra a destra.
  • Le pagine di un libro si sfogliano in senso inverso a quello dei libri scritti in caratteri latini, mentre le righe si seguono dall’alto verso il basso.
  • Le 28 lettere che compongono l’alfabeto hanno 4 forme differenti a seconda che si trovino all’inizio di una parola, in mezzo, alla fine o isolate.
  • Non esistono lettere maiuscole, né una chiara distinzione tra i caratteri in corsivo e i caratteri stampati.